lunedì 4 giugno 2012

I libri più visti al cinema: cronostoria e intedipendenze tra letteratura e cinematografia. Gli anni '80 – ‘90


A cura di Lizy



Bentornati a questo nuovo appuntamento con la cronostoria delle trasposizioni cinematografiche di testi letterari. Nella scorsa puntata ci siamo soffermati sulla decade degli anni Settanta, sulla chiave horror e gangster dell’intero decennio e sul cinema impegnato di Pasolini.
Oggi parleremo invece degli anni ’80 e ’90, nel quale si ritorna alle trasposizioni di classici, seppur cercando di stare al passo coi tempi.

La predilezione per il genere horror e per i thriller degli anni Settanta si perpetua per tutti gli anni Ottanta con le famosissime produzioni tranne dai romanzi dello scrittore e sceneggiatore statunitense Stephen King, la cui era comincia con la trasposizione di “Carrie - Lo sguardo di Satana (Carrie)”, seguito poi dal ben più famoso “Shining (The Shining)" del 1980, del visionario regista Stanley Kubrik. Si tratta dei romanzi di maggior successo dello scrittore, giunto agli allori grazie alle edizioni economiche delle sue opere, vittima di spietate critiche da parte dei tabloid (il Time Magazine lo definì «maestro della prosa post-alfabetizzata»), ma osannato dal pubblico cinefilo. Nel film protagonista è uno scrittore, il personaggio preferito di King, il suo alterego, che sarà ancora “primo attore” in altri suoi romanzi(come ad esempio in “La metà oscura” e nella seconda novella dal titolo “Finestra segreta, giardino segreto” della raccolta “Quattro dopo mezzanotte”, dalla quale è stato tratto nel 2004 il film “Secret Window” con Johnny Deep), alle prese con un albergo infestato dai fantasmi: si tratta di uno dei topoi più comuni nella letteratura e nella cinematografia horror, caro ai fondatori del genere Edgar Allan Poe e Howard Phillips Lovecraft, seppur rivisitato con l’arguzia registica di Kubrik che, come per “Arancia meccanica”, trasforma il tempo cronologicamente ben scandito del romanzo in un’entità del tutto relativa e soggettiva, come dimostrato anche dalle didascalie impiegate per dimostrare la ciclicità e il collasso della temporalità.

Un’altra scrittrice diviene il simbolo degli anni ’80: sto parlando di Agatha Christie, i cui apprezzatissimi gialli divengono serie televisive in Inghilterra, a cura della BBC. Dal 1984 al 1992, Joan Hickson veste i panni della sagace Miss Marple, una donnina tutto pepe che pur non facendo parte della polizia, riesce a risolvere casi di omicidio complessi con le sue deduzioni dal carattere antropologico e sociologico. L’unico che sembra competere con l’arguzia di questa donna è l’ispettore Hercule Poirot (altra creatura nata dalla penna della Christie), al quale l’emittente inglese LWT ha dedicato ben dodici stagioni dal 1989 ad oggi (la tredicesima ed ultima stagione andrà in onda l’anno prossimo), nelle quali l’investigatore è interpretato da David Suchet, attore di teatro inglese di grande talento, del quale avrete probabilmente visto qualche puntata di tanto in tanto su Rete 4 o Fox Crime.

Il genere giallo diviene dunque un cult che avrà sicuramente maggiori consensi negli anni novanta, ma che in questo periodo ci regala dei veri e propri capolavori. È il caso di citare “Il nome della rosa” di Jean-Jacques Annaud, sebbene si tratti di un “palinsesto” (pálin psestòs, letteralmente "raschiato di nuovo", si dice di un testo scritto, cancellato e poi riscritto) dell’omonimo romanzo di Umberto Eco, come confermato dallo stesso scrittore:
"Annaud ha deciso di definire nei titoli di testa il suo film come un palinsesto dal Nome della rosa. Un palinsesto è un manoscritto che conteneva un testo originale e che è stato grattato per scrivervi sopra un altro testo. Si tratta dunque di due testi diversi. Ed è bene che ciascuno abbia la sua vita. Annaud non va in giro a fornire chiavi di lettura del mio libro e credo che ad Annaud spiacerebbe se io andassi in giro a fornire chiavi di lettura del suo film. Posso solo dire, per tranquillizzare chi fosse ossessionato dal problema, che per contratto avevo diritto a vedere il film appena finito e decidere se acconsentivo a lasciare il mio nome come autore del testo ispiratore o se lo ritiravo perché giudicavo il film inaccettabile. Il mio nome è rimasto e se ne traggano le deduzioni del caso."
La pellicola dunque non rispecchia appieno il carattere teorico del romanzo, impregnato di spunti di carattere semiologico che non possono essere intuiti se non con una lettura attenta, e che mal si prestavano per essere fedelmente riprodotte sullo schermo. D’altronde ne risulta una trama sicuramente semplificata, nella quale lo spettatore riesce subito a cogliere la differenza tra bene e male e la soluzione del caso, alla quale nel testo scritto si perviene solo attraverso una lunga riflessione dal carattere filosofico. Del film sicuramente si ricorda la magistrale interpretazione di Sean Connery, nei panni di Guglielmo di Baskerville, e di Christian Slater, che i più ricorderanno come il giornalista Will Scarlet che registra la vita del vampiro Louis  in “Intervista col vampiro”.


 Famosissimo poi un film di tutt’altro genere, “La guerra dei Roses”, tratta dall’omonimo romanzo di Warren Adler, una black commedy che prende in giro con maestria la società americana e il sogno americano, dove i simboli del benessere diventano strumenti tra i coniugi Roses (interpretati da Michael Douglas e Kathleen Turner) per affermare la propria supremazia sull’altro, nella battaglia legale che li vede schierati per ottenere i benefici del divorzio.
Alla soglia degli anni ’90, invece, il cinema ripropone i grandi classici, raccontando le passioni amorose e la disillusione sociale della New York dell’Ottocento (“L’età dell’innocenza”, 1993, dal libro di Edith Wharton), o la vita di quattro sorelle nel contesto della guerra civile americana (“Piccole donne”, 1994, tratta dall’omonimo romanzo di Louisa May Alcott e dal suo seguito “Piccole donne crescono”). Un altro capolavoro è sicuramente “Jane Eyre” di Zeffirelli (che avevo già accennato nel primo articolo di questa serie), che magistralmente ripropone il classico di Charlotte Bronte con grande fedeltà sebbene con alcuni tagli soprattutto nella parte iniziale della storia, riguardo l’infanzia di Jane presso la casa della zia Reed, ma con una splendida citazione del testo originale nella parte relativa alla dichiarazione d’amore (“Jane, dolce e strana creatura quasi ultraterrena, io ti amo come la mia stessa carne. Ve ne prego, sposami! Ti prego, chiamami per nome e dimmi Edward, voglio sposarti”).

Ma sicuramente la versione cinematografica di un capolavoro letterario più nota di quegli anni è “Dracula di Bram Stoker”, film del 1993, che per quanto estremamente affascinante e curato dal regista Francis Ford Coppola, per gli appassionati della versione letteraria rappresenta un vero e proprio affronto: il film comincia seguendo le linee del romanzo, ma ci presenta una figura “umana” di vampiro che invece è completamente distaccata da quella di mostro privo di scrupoli inquadrata dall’autore. La figura del vampiro viene celebrata anche dalla trasposizione di “Intervista col vampiro” di Anne Rice (1994), che ci presenta due archetipi di vampiro: quello feroce e senza scrupoli, cosciente della sua natura soprannaturale, incarnato dal personaggio di Lestat, e quello che cerca di mantenere l’umanità nella sua immortalità, ritratto nella figura di Louis. Anche in questo caso si tratta di una versione che si discosta dall’opera originale, ma in particolari che ai fini della trama possono essere ritenuti di secondo piano, come ad esempio le caratteristiche fisiche dei personaggi o l’ambientazione storica del colloquio tra Louis e il giornalista Daniel Molloy, che si svolge intorno agli anni ’70 nel libro (che uscì intorno al 1976).

Nello stesso tempo, la BBC, famosissimo network del Regno Unito, riporta in auge il genio di Jane Austen attraverso una miniserie in sei puntate di “Orgoglio e Pregiudizio” che aprirà il ciclo delle riproposizioni televisive dei grandi classici, caratterizzate per la fedeltà al testo originale e l’accuratezza dei dettagli. In particolare, di questa produzione, è da segnalare non solo la volontà di riproporre il testo in modo fedele, ma una vero e proprio studio dell’epoca: si impegnò circa un anno per reperire e cucire gli abiti di scena e per lo studio del contesto storico e musicale. Molti ricorderanno il Darcy interpretato da Colin Firth, attore allora agli esordi, ma oggi conosciutissimo soprattutto per la sua interpretazione di Mark Darcy ne “Il diario di Bridget Jones” (guarda caso anch’esso ispirato al romanzo della Austen), la cui resa scenica risulta ancora oggi la più affascinante rispetto ai colleghi che dopo di lui hanno impersonato Mr Darcy.
La miniserie ha avuto numerose critiche positive, sia per le ricostruzioni storiche, sia per il talento del cast, ma viene snobbato dalla critica americana: People Magazine considerò la serie «una buona trasposizione, approfondita più del necessario» e «non il migliore adattamento della Austen in un mercato improvvisamente affollato». Il giornalista definì Firth «magnifico», ma rimproverò la scelta di casting per Jennifer Ehle, il cui viso ovale la fece «sembrare un Anaïs Nin (n.d.a. scrittice statunitense) in abiti d'epoca, e questo non è giusto».


Parleremo molto delle successive trasposizioni di classici a cura della BBC nel prossimo appuntamento, nel quale rimarremo nel Regno Unito per far visita anche allo scantinato del numero 4 di Privet Drive. Alla prossima!

On my wishlist (29)

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Buona domenica lettori, ho latitato un po' in questi ultimi tre giorni ma gli esami si fanno sempre più vicini e il weekend pullula di impegni. Potrei raccontarvi, per esempio, che sabato sono stata alla fiera dell'editoria indipendente palermitana, Una marina di libri, stanziata all'interno di Palazzo Steri. La fiera, giunta ormai alla terza edizione, è una vera e propria novità per l'ambiente culturale della città, che fino a quattro-cinque anni fa non era dotata nemmeno di una libreria multicenter su più piani. Oltre ai vari interessanti appuntamenti, il pomeriggio, dalle 17.30 alle 19.00 circa, è stato occupato dal LibroGame, la sfida a colpi di giochi a tema libri che si è svolta tra cinque squadre giunte in finale. Okay, tutto questo per dirvi che ho partecipato anche io e ho vinto! :D Il premio è stato una scatola intera di libri (più di 40) che ho spartito coi miei amici!
Chiudendo la parentesi, passiamo all'appuntamento bisettimanale con On my wishlist, la rubrica dove vi illustro le nuove entrate della mia lista dei desideri.
Per i classici, questa settimana, c'è Cuore di tenebra di Conrad. Ho già a casa La linea d'ombra che non ho ancora letto e in generale non ho nessuna conoscenza di quest'autore, quindi mi piacerebbe approfondirlo.
Per i contemporanei c'è In verità è meglio mentire di Kerstin Gier, rifiutato perché sono oberata da troppi impegni, troppo studio, troppi libri da leggere.
Il secondo contemporaneo è invece Philip Roth, grave mancanza nella mia libreria. Un titolo a caso: Il seno.

Tra i classici:

Cuore di tenebra - Joseph Conrad
Marlowe racconta di aver avuto l'incarico di sostituire un capitano fluvialeucciso dagli indigeni nell'Africa centrale. Si imbarca su una nave francese e,giunto alla stazione della compagnia, vede come gli indigeni muoiano di stentie di sfruttamento. Dopo un lungo viaggio di duecento miglia sul fiume rintraccia Kurtz, un leggendario agente capace di procurare più avorio di ogni altro.In realtà Kurtz, uomo solo e ormai folle, è quasi morente. Viene convinto apartire, ma muore sul battello che lo trasporta, dopo aver pronunciato un discorso che non può nascondere "la tenebra del suo cuore".




Tra i contemporanei:

In verità è meglio mentire - Kerstin Gier
158 di quoziente intellettivo, plurilaureata, brava musicista, una maga con i numeri, carina, un po’ freak e… vedova a nemmeno trent’anni: Carolin trova che la sua vita sia decisamente complicata e che la sua intelligenza rappresenti più che altro un impiccio nella ricerca della felicità.
Ha abbandonato il fidanzato Leo per il padre di lui, Karl, uomo ben più affascinante e in grado di apprezzare le qualità di lei. Ma dopo cinque anni Karl muore improvvisamente lasciandola in un mare di guai, primi fra tutti una favolosa eredità di cui Carolin non sospettava l’esistenza, e un esercito di parenti infuriati che la rivendicano.
Fra psicoterapeute incapaci, farmacisti sospettosi e avvocati minacciosi, Carolin cerca di superare il suo dolore, cavarsi fuori dai guai, e, perché no?, trovare l’uomo giusto per lei e a cui non importa se è «troppo» intelligente…



Il seno - Philip Roth
Il professor David Kepesh si sveglia una mattina scoprendo di aver subìto una metamorfosi: si è trasformato in un enorme seno femminile.
Costretto a letto, affronta le conseguenze della sua nuova condizione: sente e parla, ma non può vedere, e vive il suo rapporto con gli altri solo attraverso il tatto. "In assoluta umiltà io dico che certe cose sono più straordinarie di altre e che io sono una di esse".

venerdì 1 giugno 2012

Il tempio degli Otaku: sessantaquattresimo appuntamento “Buraiden Gai”


A cura di Surymae Rossweisse


Salve a tutti, e benvenuti ad un'altra puntata de “Il tempio degli Otaku”. Per il solito ciclo di manga che ormai conosciamo solo io ed i loro autori – che ormai supererà di numero gli altri articoli... - un caso piuttosto interessante. In genere parliamo di mangaka noti in Italia, ma di cui nessuno prende in esame l'opera in questione, o al contrario di nomi totalmente sconosciuti.
Il fumettista autore del manga di oggi, Nobuyuki Fukumoto, è un po' a metà tra queste categorie. Autore noto in patria, dove le sue serie hanno anche ricevuto un adattamento filmico (il cosiddetto live action); al contrario, sebbene il suo nome abbia una voce nella Wikipedia italiana, le nostre fumetterie non hanno nessuno dei suoi titoli. Men che meno quello di cui parliamo nello specifico, forse una delle sue opere minori; e forse proprio per questo l'ideale per conoscere questo mangaka sconosciuto ai più ed i suoi stilemi più celebri. Diamo un caloroso benvenuto, perciò, a “Buraiden Gai” di Nobuyuki Fukumoto. Buona lettura!

Gai è un ragazzo di tredici anni che non ha nessuno al mondo, e non per modo di dire. Cresciuto in orfanotrofio – da cui poi è scappato – vive di espedienti; va a scuola, ma la sua vita sociale è nulla.
Ad aggiungere sale sulle ferite, viene accusato dell'omicidio del benestante Hirata, il cui figlio il nostro conosce di vista. Inutilmente Gai sostiene di essere stato incastrato, cosa che in effetti è avvenuta: chi mai darebbe ascolto ad un tredicenne che conduce quel genere di vita ed ha un tale aspetto da delinquente?
Il ragazzo viene così portato in una prigione molto speciale: l'Istituto Umanitario. A dispetto del nome rassicurante, e dei toccanti discorsi del sadico direttore Sawai, i prigionieri vengono trattati alla stregua di bestie, allo scopo di ritrovare la loro umanità, appunto. Gai cerca di ribellarsi a tutto questo, e di scappare. Ci riuscirà? E anche se lo facesse, potrebbe ribaltare la sentenza di colpevolezza?

La trama di “Buraiden Gai” ha forse una pecca: il target. Viene infatti definita shonen, ma come impostazione, svolgimento e messaggi proposti forse sarebbe stato più adatta l'etichetta di seinen. Forse per rendere il titolo più adatto al pubblico, o semplicemente più colorito, la trama è poco realistica. Naturalmente l'esempio principe è l'Istituto Umanitario, che per fortuna soltanto in poche zone del mondo – e probabilmente non in Giappone – ha suoi eguali.
Anche la storia personale di Gai pecca di alcune ingenuità e forzature, soprattutto la parte riguardante l'omicidio del signor Hirata. Se da un lato viene spiegato chiaramente perché è stato scelto proprio il nostro, le circostanze che hanno messo in atto questa decisione sono eccessivamente arzigogolate, e Gai ha poco da ribattere che è fatto apposta per non rendere credibile la sua testimonianza.
In parte collegato a questo aspetto, il fatto che l'opera conti solo cinque volumi gioca non poco sull'economia della storia. A parte però poche sbavature – come il poco spazio dedicato a chi ha veramente ucciso Hirata – non si ha mai l'impressione che duri meno del necessario. Anzi: tutto ciò consente alla storia di raggiungere con sicurezza e senza troppi fronzoli i temi che più le stanno a cuore.
Non fatevi ingannare dall'escalation di violenze più o meno insensate, dallo stereotipo del condannato ingiustamente, ecc. “Buraiden Gai”, tra un pugno e una macchinazione di prove, nasconde temi piuttosto profondi. E' particolarmente presente un attacco al sistema giudiziario giapponese in materia di minori.
A differenza delle altre branche del diritto, infatti, i casi minorili hanno solo un grado di sentenza, senza possibilità di appello; a quanto sostengono i personaggi principali della storia, una corte che analizzi e giudichi con cura il caso, valutando attentamente interrogazioni ed eventuali prove, non esiste: è praticamente soltanto lavoro d'ufficio, a meno che non ci siano dubbi su come siano andate effettivamente le cose – e nel caso di Gai, purtroppo, così non è. E' evidente, neanche troppo tra le righe, che l'autore si auspicherebbe una procedura magari più lunga, ma sicuramente più equa: senza contare che, come è ovvio, per un condannato è difficilissimo rientrare in società e condurre una vita normale, anche dopo aver scontato la sua pena.
Altro tema principale è come redimere i criminali. Il dilemma è questo: usare un linguaggio “che loro capiscono”, vale a dire la violenza, oppure fargli capire in altri modi i loro errori? In questo manga si propende per la prima ipotesi, ma vale lo stesso discorso per i procedimenti penali: è evidente che Nobuyuki Fukumoto dissente.
Sawai crede nettamente nelle maniere forti, ma non è questa la cosa che più sconcerta di lui, e lo rende un personaggio davvero ben caratterizzato. Il problema è che ne è veramente convinto, e quindi è spietato nei suoi metodi. Più volte lo vedremo passare da un discorso toccante sulla necessità di rimettere in sesto i reietti della società e trasformarli in vere persone a picchiare, torturare psicologicamente e fisicamente, minacciare coloro di cui dovrebbe prendersi cura. I prigionieri – perché di questo si tratta – vivono nel terrore: sono sotto costante minaccia di armi; non possono scappare dall'Istituto, ed anche se ci riuscissero sanno bene che nessuno darebbe loro ascolto; la loro umanità, che pure si dovrebbe incoraggiare, viene al contrario schiacciata e demolita fino a renderli sempre schiavi e remissivi, disposti a tutto pur di sopravvivere. Ma Sawai non nota la contraddizione in ciò, ed anzi la cerca volutamente: sono la feccia della società, non si rendono conto che ormai sono delle bestie e che sono, almeno a suo parere, malati mentali. Ben venga quindi la violenza, se è l'unico modo per aiutarli. Lui crede di fare una missione, appunto, umanitaria.
Di diverso parere è ovviamente Gai, che però non è il solito protagonista shonen tutto amicizia e giustizia. Complice la sua esistenza travagliata, infatti, è una persona solitaria, al limite della misantropia. Diffidente per natura, se proprio deve affidarsi a qualcuno preferisce una persona meschina, di cui capisca subito il secondo fine. Coltiva e ricerca la solitudine, anche se a volte invidia i suoi coetanei, così allegri e spensierati. L'esperienza vissuta all'Istituto Umanitario lo porterà a vedere più di buon occhio la compagnia di altre persone...ma soltanto perché l'unione fa la forza. Il fatto che alla fine della storia rimanga sempre lo stesso è un punto di rottura con altri titoli del genere: ci si aspetta che maturi, ma questo accade solo in parte. Volente o nolente, rimane sempre fedele a sé stesso.
La sua principale caratteristica è l'orgoglio, smodato: lo spinge a cercare sempre di uscire dalla sua situazione, anche se nel mondo esterno non c'è niente che lo aspetta, e a cercare la giustizia – ma soltanto per il suo tornaconto personale, non per spirito di sacrificio. Non mancano i momenti in cui dubita di sé, come tutti gli adolescenti, o rimpiange quello che al contempo è il suo grande pregio e grande difetto. Ciò lo rendono un protagonista con un ottima introspezione psicologica, per cui è facilissimo parteggiare.

Il tratto di Fukumoto non è il massimo dal punto di vista estetico. Nonostante gli sfondi e i retini siano usati con efficienza, infatti, le fisionomie dei personaggi si assomigliano tutte – ad eccezione di un comprimario – e sono tremendamente rozze e “scatolari”. Non tutto il male viene per nuocere, però: è uno stile che si adatta alla storia, e soprattutto ai personaggi infidi che la abitano. Un altro tratto non avrebbe garantito la stessa atmosfera, e quindi avrebbe inficiato su un titolo che, seppur di nicchia, non manca di potenzialità.

...E per oggi è tutto, cari amici. Arrivederci alla prossima settimana, con “Il tempio degli Otaku”!

giovedì 31 maggio 2012

Recensione, video-intervista, giveaway: Woody...fuga nella realtà di Alfonso La Licata



Woody...fuga nella realtà è il romanzo dello scrittore palermitano Alfonso La Licata che ha vinto la scorsa edizione del concorso di Rai Radio 1 "Tramate con noi", ed è stato pubblicato da Minerva edizioni. Ne avevo già parlato QUIQUI, e QUI -ed inoltre La Licata ha anche pubblicato un racconto per Christmas Tales, che potete leggere QUI- ma questa volta non ci siamo limitati ad una presentazione: potete trovare qui di seguito la recensione e la video-intervista curata da me, che spero guarderete con piacere. Infine, non poteva mancare il giveaway. Ad uno di coloro che mi chiariranno la propria disponibilità con un commento invierò, a sorpresa, una copia di questo libro. Buona lettura e buona visione!



Woody... fuga nella realtà - Alfonso La Licata

Woody Grantortino, impiegato di penultimo livello in un ufficio ministeriale, uomo di modeste qualità oppresso da molti complessi di inferiorità. Il suo nome gli è stato imposto dalla madre, ammiratrice fanatica di Woody Allen, dalla quale ha ereditato la passione per la filmografia. Il cinema ed una visione onirica della vita, gli sono diventati difesa vitale per sopravvivere alle negatività quotidiane. Nel suo un mondo egli è l’eroe, il personaggio principale di un film che ha sempre un lieto fine. George è l’altro personaggio del racconto. Esso è un grosso cane di razza oscura in cui Woody è convinto vi si sia trasmigrata l’anima del defunto padre. George sarà sempre presente nei momenti decisivi del racconto e sarà spirito guida e consigliere del protagonista. Woody, ostaggio con una donna poliziotto, si troverà coinvolto nella fuga di tre rapinatori. L’inconsueta situazione in cui si trova lo obbliga a uscire dal suo solito stile di vita e si scoprirà capace d’iniziativa ed azione. Usando idee tratte dai film Woody gestirà circostanze particolari e pericolose. I fuggitivi si troveranno aggregati a una setta religiosa in una cerimonia funebre e in seguito si rifugeranno tra i matti di un clinica psichiatrica. Passando da una avventura all’altra Woody, George e compagni, arriveranno all’epilogo della racconto. Sembra che si ritorni alla solita vita: stesso lavoro, sprezzo dei colleghi, consueta vita di umile impiegato. Eppure qualcuno gli ha cambiato fatalmente la vita.



‘Una vera favola ma senza l’ovvio finale consolatorio. Ha tramato in modo straordinario. C’è l’ombra di Pirandello. Mi è piaciuto il passaggio di questo personaggio dalla fantasia del cinema ad una realtà drammatica’. 
Claudio Gorlier



Voto: 


Immortalato in una vita pacificamente banale, orgogliosamente cullato da un’asettica quotidianità, Woody Grantortino è il trionfo della mediocrità, un esemplare umano dalle qualità misconosciute, tozzo, brutto e insignificante, che nessun apporto dà al mondo e all’umanità se non quello della propria inutile esistenza. Un uomo comune nell’accezione più negativa del termine, che si fregia coraggiosamente di questa vacua opulenza di inettitudine e passività, nella cui figura potremmo riconoscere il vicino strambo o il collega “sfigato”.
Appassionato di cinema per eredità della madre, che gli ha affidato quel famoso nome, Woody è un attento osservatore proprio di quella umanità che lo rigetta e lo dimentica in una angolo, disvelandosi in tutta la sua scialba, qualunquista ed egocentrica natura.
Avendo la peculiarità di essere pressappoco invisibile agli occhi altrui, Woody osserva, con pirandelliano cipiglio, lo svolgersi delle vicende sentimentali dei propri colleghi, all’interno di un ufficio ministeriale che ben si confà all’attività di un personaggio comune come lui. Nel teatrino quotidiano lui è lo spettatore della scena, mentre gli attori principali recitano la propria parte tessendo una rete di performance all’interno di quel microcosmo lavorativo: mogliettine (quasi) fedeli, “amici” che perpetrano calunnie ai danni di altri “cari amici”, padri di famiglia un po’ bugiardi.
Woody è l’accessorio della fotocopiatrice, quindi, che nella sua vita ordinaria ha soltanto un piccolo ma irritantissimo fastidio: la piega del pantalone sinistro del completo domenicale.
Una piega che non si vuole uniformare, che non vuole proprio saperne di stare  dritta e che si ribella al tipo di vita a cui Woody si è adagiato.
Woody, infatti, non pretende nulla da se stesso, non più di quanto gli altri abbiano deciso che deve essere. Se l’ironia che sprigiona questo romanzo non la palesasse già dalle prime righe, l’ispirazione pirandelliana emergerebbe da uno dei temi predominanti del romanzo: appunto quello delle maschere. Anche Woody, infatti, recita la sua silenziosa particina, rintanandosi nel nichilismo di un’esistenza cui si rapporta con malcelato compiacimento, trovandovi un senso che non ha.
Unica soluzione per eludere la realtà sono i sogni in cui veste finalmente i panni del protagonista, l’eroe, e dove il genere femminile sembra finalmente accorgersi di lui. Ma sarà proprio una di quelle avventure che sembrerebbero accadere solo nel mondo della fantasia a cadergli tra capo e collo, e ad offrirgli la possibilità di un riscatto che forse gli cambierà la vita…
Uno stile ironico, brillante, scorrevole e a tratti geniale rende Woody…fuga nella realtà un romanzo accessibile a tutti, una fiaba moderna dai profondi spunti riflessivi. I diversi livelli di lettura scoprono le tematiche dei ruoli ribaltati, dell’inettitudine, della pazzia, del riso amaro tipiche dell’autore agrigentino sopra citato, ma, nonostante questo, anche profondamente rivalutate grazie ad una nota caricaturale che ricorda le dinamiche dei cartoni animati.
L’umorismo genuino e smaliziato di La Licata regala ore piacevoli in compagnia di una vicenda che, d’altronde, ben si adatta al formato della vignetta: le peripezie di Woody sorprendono per quella sapiente armonia di veridicità e fantasia, quella che ci spinge a chiederci fin dove finisca la il mondo reale e cominci la favola.
Una filosofia di vita che non si prende sul serio ma che ridicolizza, con occhio critico seppur benevolo, quasi paternale (o paternalistico?),i piccoli uomini che siamo e con cui conviviamo.
Personaggi, quelli di La Licata, che riflettono specularmente le facce di un mondo ipocrita e, a dirla tutta, un po’ tonto. Ad erigersi sul genere umano, dotato di consapevolezza e specifica identità, è il cane George, che il Grantortino crede essere la reincarnazione della figura paterna. Un ulteriore spettatore, cinico e disilluso che, come una matrioska, osserva Woody che a sua volta osserva il resto del mondo.
Tra risate, riflessioni e scene frizzanti, Woody…fuga nella realtà scivola, pagina dopo pagina, in un paio d’ore: una lettura leggera che si fa ricordare per questo strambo personaggio, che, in fondo, appartiene a tutti noi. 






Alfonso La Licata
Eclettico, vulcanico, mai banale nè scontato. Questo è Alfonso La Licata, uno scrittore dalle molte sfaccettature, da leggere più volte per cogliere sempre nuovi livelli interpretativi. La sua personalità straripante e il suo costante desiderio di conoscenza l’hanno portato a iscriversi, adesso che è in pensione da qualche mese, anche alla falcoltà di Lettere. Comunicare per lui è più di un mestiere, è un’esigenza che coltiva e costruisce con sapienza e pazienza, una pietra dopo l’altra per erigere un muro dal quale vedere più lontano e non dietro il quale trincerarsi.

Sulle note di un libro (1): Norvegian Wood.Tokio Blues di Haruki Murakami

Nuova rubrica di Dusty pages in Wonderland, Sulle note di un libro è un appuntamento bisettimanale che vi parla del rapporto tra libri e musica. Curata da Miki, non potevamo non cominciare con un autore di classe: Haruki Murakami.




A cura di Miki



Per Murakami, la verità giace fuori dal mondo del linguaggio umano. I suoi romanzi spesso enfatizzano il valore della musica come antidoto alla ristrettezza delle parole dette. La musica ancora i mondi dei suoi personaggi e li illumina, e la discografia incastrata nei suoi scritti è una chiave per la loro interpretazione.
Henry Hitchings, Times Literary Supplement


Capita spesso di leggere un libro e di avere un motivetto in testa che ci suggestiona e ci guida nella varie fasi del romanzo. Poi esistono alcuni testi e alcuni autori che ci suggeriscono direttamente una colonna sonora e che sottolineano gli avvenimenti e i sentimenti dei personaggi con una o più canzoni. Questo è il caso di Haruki Murakami con il suo Tokyo Blues Norwegian Wood (1987), che prende la seconda parte del suo titolo italiano dall'omonima canzone dei Beatles, tratta dall'album Rubber Soul (1965).
E allora entriamo a suon di folk, rock-pop e musica classica nella vita di Toru, Kizuki, Naoko e Midori, quattro ragazzi alle prese con adolescenza e passaggio all'età adultà nella Tokyo del 1968, tra manifestazioni studentesche e problemi a relazionarsi: si va dalla lettura di una lettera cullata dal Miles Davis di Kind of Blue (1959) a Nowhere Man (1965), sempre tratto da Rubber Soul dei Beatles, che caratterizza l'esperienza nella casa di cura, fino ad arrivare al Claire de lune di Claude Debussy, romantica e misteriosa colonna sonora di un amore mai dimenticato.
La musica nei romanzi di Murakami, e in particolare in Norwegian Wood, è quasi un personaggio vero e proprio, che arricchisce l'interpretazione dell'intreccio e la percezione dei sentimenti contenuti nel libro e che, spesso e volentieri, ci parla al posto dei personaggi con una voce più chiara e forte di qualsiasi dialogo o descrizione. La delicata nota blu sottolinea l'atmosfera dell'intero libro ed è protagonista incontrastata dei pensieri e dell'anima di Naoko, fino a pervadere con la sua forza espressiva anche nel profondo degli altri personaggi, lasciando una sottile aura di malinconica nostalgia.
Per Haruki Murakami, classe 1949, da anni in sentore di un Premio Nobel non ancora arrivato, la musica è sempre stata fondamentale, quasi come le grandi casse JBL che servono per ascoltare i vecchi LP che riempiono le pareti della sua casa, circa diecimila tra jazz e musica classica. Forse non tutti sanno che il proficuo rapporto di Murakami con l'arte comincia in un negozio di dischi, dove lo scrittore lavorava per sbarcare il lunario, e prosegue nel 1974 quando con la moglie decide di aprire un jazz bar, il Peter Cat: qui l'autore di Norwegian Wood serve ai tavoli, sceglie musica per i clienti ed ascolta le loro storie, che gli saranno poi d'ispirazione per la sua lunga carriera. In particolare Noruwei No Mori, questo il titolo originale del romanzo, è stato scritto tra Atene, Sicilia e Roma, con nel walkman come sottofondo Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band, ottavo album dei Beatles.


Colonna sonora (in ordine di apparizione)
Norwegian Wood (This Bird Has Flown) - Beatles (Rubber Soul, 1965)
Waltz For Debbie - Bill Evans (1961)
Lemon Tree - Peter, Paul and Mary (1962)
Where Have All The Flowers Gone? - Joan Baez (1965)
Nowhere Man - Beatles (Rubber Soul, 1965)
Proud Mary - Creedence Clearwater Revival (1969)
Scarborough Fair - Simon & Garfunkel (1966)
Jumpin' Jack Flash - Rolling Stones (1968)
People Are Strange - Doors (Strange Days, 1967)
Honeysuckle Rose - Thelonius Monk (1957)
Kind of Blue - Miles Davis (Kind of Blue, 1959)
Dear Heart - Henry Mancini (1964)
Yesterday - Beatles (1965)
Something - Beatles (Abbey Road, 1969)
Here Comes The Sun - Beatles (Abbey Road, 1969)
Penny Lane - Beatles (1967)
Hey Jude - Beatles (1968)
Claire de lune - Claude Debussy (1890)
Raindrops Keep Falling On My Head - Burt Bacharach (1969)
Blue Velvet - Bobby Vinton (1963)
Eleanor Rigby - Beatles (Revolver, 1966)

Tokyo Blues Norwegian Wood - Haruki Murakami
Per le strade di Tokyo, affollato crocevia di solitudini, Toru e Naoko, due ragazzi non ancora ventenni, camminano insieme in silenzio. Non sanno cosa dirsi, o forse hanno paura, parlando, di sfiorare il segreto che li tiene sospesi in mezzo alla folla: il ricordo di una sconvolgente tragedia che qualche anno prima li ha legati e divisi per sempre. Una struggente storia d’amore ambientata nel clima inquieto del Sessantotto giapponese, tra lotte studentesche e passioni culturali e politiche. Scandito da una colonna sonora d’eccezione, dai Beatles ai Doors, da Bill Evans a Miles Davis, il libro è il racconto di un’adolescenza che già sfuma nel mito.






 Haruki Murakami
Haruki Murakami nasce a Kobe nel 1949 e si laurea a Tokyo con una tesi sul viaggio nel cinema americano. Per molti anni gestisce un jazz bar e nel 1979 vince il premio Gunzo con il suo libro d'esordio, Ascolta la canzone del vento. Oltre a scrivere numerosi romanzi e racconti, traduce importanti autori americani, tra cui Fitzgerald, Irving e Carver. Tokyo Blues Norwegian Wood, pubblicato in Giappone nel 1987, ha venduto, nel giro di un anno, un milione di copie.








Anteprima: Vampire Empire.La principessa Geomante di Clay e Susan Griffith

In arrivo dal 20 giugno il secondo episodio dello steampunk di successo (ben 4 stelline su Anobii) portato in Italia da Sonzogno: monarchie, regni, vampiri e amore in un futuro confuso nel passato, dove i vestiti sono di tulle e i dirigibili solcano il cielo.  Vampire Empire, La principessa Geomante, sarà acquistabile per 18.00 euro (448 pagine)

Vampire Empire. La principessa geomante

Mentre le armate dei vampiri si apprestano a scatenare l’offensiva finale, l’amore tra la principessa Adele e Greyfriar, lo spadaccino mascherato, compromette l’alleanza di Equatoria con la Repubblica americana: scatena infatti le ire del vendicativo senatore Clark, a cui la giovane sovrana si è promessa in sposa. Ma Adele ha ormai preso la sua decisione: affronterà i nemici da sola, sfruttando l’antica arte della geomanzia e piegando al proprio volere le forze più arcane della terra. Affiancata dal vecchio saggio Mamoru, che l’ha introdotta nella sua potente setta segreta, e dall’indomito eroe mascherato, al quale si sente irresistibilmente avvinta, Adele risalirà il corso del Nilo e si avventurerà sulle misteriose Montagne della Luna. Qui la principessa guerriera è attesa da nuove sfide, giacché dovrà sfuggire alle trappole del perfido Cesare e alle mogli combattenti dello spietato re Jaga, alleato con i più temibili clan dei vampiri.



Si sentì invadere da una forza misteriosa. 
Era come se prima di allora la sua vita fosse stata vuota.
Spirali di fumo scintillante filtravano dal terreno, immergendola in un flusso di energia.

Per vincere bisogna fare appello all’energia dello spirito e alle forze più arcane della terrae.

Continua la guerra tra i vampiri e gli umani, lo scontro più spaventoso che sia mai esploso sul pianeta


Clay e Susan Griffith 
americani, sono marito e moglie e scrivono insieme da dieci anni, da quando si sono sposati. Autori di fumetti cult (The tick e Allan Quatermain), hanno anche firmato famose serie televisive. Il loro blog: http://clayandsusangriffith.blogspot.com/

mercoledì 30 maggio 2012

Bur riveste i classici!

Sono disponibili in libreria le nuove copertine delle edizioni BUR dedicate ai classici, che non venivano cambiate già da parecchi anni (la cover di Cime tempestose risale addirittura al 1999): essenziali, colorate e bellissime, con disegni stilizzati in primo piano. E a non essere più gli stessi sono anche i prezzi, probabilmente modificati prima di far uscire queste nuove cover. Solo due anni fa, per fare un esempio, Conversazione in Sicilia costava 7.50 euro, mentre ora è venduto a ben 1,40 euro in più.
Si va da un un minimo di 5.90 euro (Candido, di Voltaire, 192 pagine) ad un massimo di 13,90 euro (la Divina commedia, 660 pagine): ecco a voi tutte le 28 nuove copertine! 



Alice nel paese delle meraviglie, Attraverso lo specchioAlice nel paese delle meraviglie, Attraverso lo specchio - Lewis Carrol
Come un’innocente gita al fiume può trasformarsi nella più inimmaginabile avventura della letteratura europea? Semplicemente inseguendo un coniglio bianco con un panciotto e un orologio da taschino. Comincia così, senza stupore, il viaggio di Alice nel paese delle meraviglie, uno strano mondo abitato da animali parlanti e stizzosi, sorridenti e sentenziosi. Ma la sua storia non è solo il capolavoro fiabesco che tutti hanno conosciuto, è anche una fitta trama di significati nascosti e palesi nonsensi, imbastita per scardinare le logiche anguste dei precetti morali. Il viaggio di Alice diventa così occasione, per adulti e bambini, di scoprire la luminosa mutevolezza di tutte le cose.
Pagine: 260
Prezzo: 7,90 euro






Amleto
Amleto - William Shakespeare
Che cosa succede nell’Amleto, si chiedono da quattro secoli attori, registi, critici e lettori? Non è una domanda retorica, perché Amleto, come è noto, è il dramma dell’inazione: le vicende che si susseguono in scena non fanno che mettere in luce la paralisi del suo protagonista. Dal dilemma del principe di Danimarca, dilaniato di fronte al compito di vendicare il padre, scaturisce un vortice di significati di vastità tale da renderlo l’opera che inaugura la cultura moderna e una presenza fondante della cultura occidentale.
Pagine: 540
Prezzo: 8,90 euro









Anna KareninaAnna Karenina - Lev Tolstoj
Anna è giovane, bella e sposata a un uomo che non ama: quando incontra Vronskij, brillante ufficiale, con spavento e gioia se ne scopre attratta. Per Vronskij lascia marito e figlio, ma allo spegnersi dell’amore di lui si rifiuta di tornare sui propri passi e decide da sé quale dev’essere la fine. Il contraltare di Anna è il tormentato Levin, che cerca la sua strada lontano dal mondo aristocratico da cui proviene, nella semplicità della terra, nella fede. Nella vasta architettura del romanzo, Tolstoj osserva i suoi personaggi – Levin in cui mise così tanto di sé, l’amatissima Anna – mentre si muovono alla disperata ricerca di quei pochi, intensi spiragli di luce e di felicità che la vita concede agli uomini e alle donne.
Pagine: 960
Prezzo: 10,90 euro








Orgoglio e pregiudizio
Orgoglio e pregiudizio - Jane Austen
In provincia non succede mai molto, e l’arrivo di due scapoli giovani e benestanti è un avvenimento. Specialmente in una casa con ragazze in età da marito e di scarsi mezzi, come sono le cinque sorelle Bennet. Eppure, fin dal primo incontro, tra la vivace Elizabeth e lo scostante Darcy scatta una cordiale antipatia; quando la ragazza scopre che lui trama contro la liaison tra l’amata sorella Jane e l’amico Bingley, l’avversione si fa ancora più forte. Ma gli eventi sgretoleranno il pregiudizio di Elizabeth, e anche Darcy, nonostante il suo orgoglio aristocratico, si scoprirà perdutamente innamorato. Nel suo capolavoro, Jane Austen tratteggia con affetto e brio la vita provinciale che conosceva così bene, e i suoi personaggi deliziosi animano una commedia di costume tra le più amate della letteratura inglese.
Pagine: 400
Prezzo: 7,90 EURO






Cime tempestose
Cime tempestose - Emily Brontë
Il trovatello Heathcliff e Catherine Earnshaw sono cresciuti insieme nelle brughiere selvagge che circondano Wuthering Heights, antica dimora lontana dalla civiltà e sferzata dalla furia degli elementi. Mentre le scorribande nella natura rinsaldano tra i due ragazzi un legame fortissimo, Hindley, il fratello di lei, prende a detestare l’usurpatore. Il matrimonio di Catherine con lo scialbo aristocratico Edgar Linton fa deflagrare il desiderio di vendetta di Heathcliff e alimenta odi feroci e violente passioni tra i membri delle due famiglie. Quando fu pubblicato, il romanzo sconvolse per la raffigurazione della crudeltà fisica e mentale: in Cime tempestose i sentimenti possono essere soltanto estremi, come il paesaggio che li ha nutriti. L’amore tra Heathcliff e Catherine resiste agli anni e alle tragedie e distrugge tutti coloro che trova sulla sua strada.
Pagine: 352
Prezzo: 8,90 EURO





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