A cura di Lizy
Bentornati a questo nuovo appuntamento con la cronostoria
delle trasposizioni cinematografiche di testi letterari. Nella scorsa puntata
ci siamo soffermati sulla decade degli anni Settanta, sulla chiave horror e
gangster dell’intero decennio e sul cinema impegnato di Pasolini.
Oggi parleremo invece degli anni ’80 e ’90, nel quale si
ritorna alle trasposizioni di classici, seppur cercando di stare al passo coi
tempi.
Il genere giallo diviene dunque un cult che avrà
sicuramente maggiori consensi negli anni novanta, ma che in questo periodo ci
regala dei veri e propri capolavori. È il caso di citare “Il nome della rosa”
di Jean-Jacques Annaud, sebbene si tratti di un “palinsesto” (pálin psestòs,
letteralmente "raschiato di nuovo", si dice di un testo scritto,
cancellato e poi riscritto) dell’omonimo romanzo di Umberto Eco, come
confermato dallo stesso scrittore:
"Annaud ha deciso di definire nei titoli di testa il suo film come un palinsesto dal Nome della rosa. Un palinsesto è un manoscritto che conteneva un testo originale e che è stato grattato per scrivervi sopra un altro testo. Si tratta dunque di due testi diversi. Ed è bene che ciascuno abbia la sua vita. Annaud non va in giro a fornire chiavi di lettura del mio libro e credo che ad Annaud spiacerebbe se io andassi in giro a fornire chiavi di lettura del suo film. Posso solo dire, per tranquillizzare chi fosse ossessionato dal problema, che per contratto avevo diritto a vedere il film appena finito e decidere se acconsentivo a lasciare il mio nome come autore del testo ispiratore o se lo ritiravo perché giudicavo il film inaccettabile. Il mio nome è rimasto e se ne traggano le deduzioni del caso."
La pellicola dunque non rispecchia appieno il carattere
teorico del romanzo, impregnato di spunti di carattere semiologico che non
possono essere intuiti se non con una lettura attenta, e che mal si prestavano
per essere fedelmente riprodotte sullo schermo. D’altronde ne risulta una trama
sicuramente semplificata, nella quale lo spettatore riesce subito a cogliere la
differenza tra bene e male e la soluzione del caso, alla quale nel testo
scritto si perviene solo attraverso una lunga riflessione dal carattere
filosofico. Del film sicuramente si ricorda la magistrale interpretazione di
Sean Connery, nei panni di Guglielmo di Baskerville, e di Christian Slater, che
i più ricorderanno come il giornalista Will Scarlet che registra la vita del
vampiro Louis in “Intervista col vampiro”.
Famosissimo poi un film di tutt’altro genere, “La guerra dei Roses”, tratta dall’omonimo romanzo di Warren Adler, una black commedy che prende in giro con maestria la società americana e il sogno americano, dove i simboli del benessere diventano strumenti tra i coniugi Roses (interpretati da Michael Douglas e Kathleen Turner) per affermare la propria supremazia sull’altro, nella battaglia legale che li vede schierati per ottenere i benefici del divorzio.
La miniserie ha avuto numerose critiche positive, sia per
le ricostruzioni storiche, sia per il talento del cast, ma viene snobbato dalla
critica americana: People Magazine considerò la serie «una buona
trasposizione, approfondita più del necessario» e «non il migliore
adattamento della Austen in un mercato improvvisamente affollato». Il
giornalista definì Firth «magnifico», ma rimproverò la scelta di casting
per Jennifer Ehle, il cui viso ovale la fece «sembrare un Anaïs Nin (n.d.a.
scrittice statunitense) in abiti d'epoca, e questo non è giusto».
Parleremo molto delle successive trasposizioni di classici
a cura della BBC nel prossimo appuntamento, nel quale rimarremo nel Regno Unito
per far visita anche allo scantinato del numero 4 di Privet Drive. Alla
prossima!










